Monday 23 april 2012 1 23 /04 /Apr /2012 22:00
Sei mesi fa, in questo prociso momento stava per essere messo in atto il rapimento di Rossella, Enric e Ainoha. 
In questi minuti, mentre il Protocollo si preparava ad andare a riposare, degli uomini ripassavano le mosse e quello che avrebbero dovuto fare rapidamente nei minuti successivi.

Non sappiamo se siano entrati altre volte in mezzo a tutti noi per vederci da vicino, non sappiamo come abbiamo scelto le case da aprire, sappiamo solo che sei mesi fa in questi istanti stavano legando Ali e dirigendosi verso la casa di Rossella che stava sistemando la casa dopo la consueta cena nella casa del CISP.


Lettera ai sequestrati


Cari Rossella, Ainoha ed Enric,

 

eccoci qui di nuovo dopo un mese a fare i conti con il tempo che inesorabilmente scorre e vi strappa altri mesi di vita da persone libere. Questi sei mesi passati sono molti, troppi per voi e anche per noi. In sei mesi poche cose sono cambiate, almeno ai nostri occhi, su quello che si sa di voi, mentre le nostre vite sono completamente state riformulate. Tutti viviamo in una continua allerta, teniamo le orecchie tese verso ogni notiziario, sperando che quello che stiamo vivendo sia il giorno decisivo, il giorno in cui finalmente tornare a sorridere, ma al termine di ogni giornata, rivolgiamo di nuovo gli occhi al tg della sera, che ancora una volta non apre con la notizia tanto attesa. Così rimandiamo l’appuntamento al giorno successivo, credendo fermamente che quel “domani” debba arrivare. Nel nostro Protocollo a Rabouni, tutti continuano a sperare ad attendervi, primo tra tutti Ali, che forse alla fine rimarrà solo nel Protocollo con il passare dei mesi, perché molti di noi sono tornati a casa e quell’equilibrio creato, quei volti a voi noti stanno lasciando il posto a nuovi cooperanti che non vi hanno mai visto se non tramite le foto dei giornali. Non troverete molte facce note, perché molti di noi hanno ceduto con il tempo al ritorno, altri ancora sperano di tornare tra i Saharawi perché la lontananza dai campi è una sofferenza aggiuntiva al dolore che già proviamo. Sono sicura che Rabouni resterà per tutti noi un rifugio a cui tornare con la mente in ogni momento, dovunque andremo, dovunque la vita ci porterà. Quando mentalmente saremo in quel cortile, ci sentiremo a casa con voi nella corsa frenetica delle mattine delle distribuzioni alimentari o nelle giornate passate a scrivere report. La clessidra del tempo verrà girata di nuovo e ci sembrerà che quello che viviamo oggi, sia solo un incubo dal quale ci siamo finalmente risvegliati. In quel limbo mentale che ci siamo costruiti in cui tutto è fisso uguale, in quel luogo della mente in cui i ricordi sono appesi ad esili fili della memoria che temono continuamente di essere tirati giù dalla tristezza e dello sconforto, in quel luogo voi siete con noi senza rapitori, ma solo tutti NOI in una specie di banchetto infinito chiamato vita, chiamato passioni, speranze ed ideali.

 

Potremo andare in mille luoghi, ma tutti noi siamo lì su quei mattoni arsi dal sole e dal vento che vi aspettiamo sotto quell’arco d’ingresso, con i piedi sulla sabbia che con i nostri occhi sfondiamo il muro dei container che oggi blocca lo sguardo e vediamo davanti noi il deserto, quel deserto che vi ha inghiottito ma che prima o poi vi farà riapparire davanti a noi, non come nel miraggio che viviamo quotidianamente, ma nella concretezza delle vostre persone.

 

Siate forti Rossella, Enric e Ainhoa e siate forte anche tutti voi compagni di Rabouni, dovunque voi siate.

 

Associazione Salam

22 aprile 2012

Di f.u.
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Thursday 19 april 2012 4 19 /04 /Apr /2012 19:19
Di f.u.
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Thursday 19 april 2012 4 19 /04 /Apr /2012 19:11
Di f.u.
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Thursday 19 april 2012 4 19 /04 /Apr /2012 19:08
Di f.u.
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Wednesday 18 april 2012 3 18 /04 /Apr /2012 19:00
Di f.u.
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Tuesday 17 april 2012 2 17 /04 /Apr /2012 20:48

Carissima,

mi permetto di darti del tuo perché siamo più o meno coetanei.

Quando leggerai questa lettera sarai al sicuro fra le persone che ti amano, e lentamente questa esperienza che stai vivendo comincerà ad allontanarsi da te. 

Non so il motivo preciso per cui da qualche giorno ho deciso di scriverti. Sono sincero, Rossella: spesso al bombardamento mediatico a cui veniamo a volte sottoposti, fatto di  facili buonismi e solidarietà spicciola da social network alcuni di noi rispondono con un malcelato cinismo. Si chiedono "C'è tanta gente che soffre, che viene rapita, che avrebbe bisogno di interesse, solidarietà.........che cosa può cambiare un'immagine profilo su FaceBook? Un blog? E perchè questa persona sì ed altre no?"

Io non so cosa rispondere ad una domanda del genere. Forse queste persone hanno ragione, forse torto, forse è una domanda senza senso. Quello che so è che ad un certo punto, qualche giorno fa, il silenzio dei media ufficiali su di te, contrapposto invece alla migliaia di voci che sul web chiedevano la tua liberazione, o semplicemente manifestavano il loro affetto, è diventato assordante. Un silenzio assordante.

So bene che chi ti ha portata via dai tuoi affetti e da ciò che svolgevi lì con amore e passione non aprirà di certo il suo cuore alle nostre preghiere, ma vogliamo provare con tutto ciò a fare in modo che la gente non ti dimentichi. Che i media non ti dimentichino. E che di conseguenza le istituzioni non ti dimentichino.

E' questo il motivo per cui giorni fa ho lasciato perdere il mio "cinismo" ed ho messo la tua foto come immagine del profilo di FaceBook. Ed a volte mi chiedono "A cosa serve?" ed io lo spiego, cercando di non spazientirmi mai. Ed altre volte invece mi chiedono chi sia quella ragazza, e perché non abbia la mia, di foto. Ed allora racconto brevemente la tua storia, anche ai miei amici stranieri, e provo a chiedere loro se magari possono mettere la tua foto, anche solo per un giorno.

Io, che di solito la cambio quattro volte alla settimana, ho deciso che la terrò finché tu non sarai a casa. Forse non servirà, ma non ho altro modo per inviarti il mio pensiero e le mie preghiere.

A volte ti penso, nelle mie giornate. Quando rido con gli amici, quando la sera torno al sicuro nella mia casa, quando sono nel letto, protetto, quando mi lamento per problemi stupidi e risolvibili... Penso a quanto tu possa sentirti sola e lontana. Forse, chissà, per noi pigri, per noi che a differenza tua non ci siamo mai donati volontariamente agli altri, questo può essere il primo passo: avere sempre la consapevolezza della sofferenza che c'è nel Mondo, che i nostri momenti di gioia spesso per altri esseri umani avvengono contemporaneamente a momenti di dolore, sofferenza ed ingiustizia.

Quest'estate probabilmente per la prima volta nella mia vita visiterò la tua meravigliosa isola. Mi auguro, quando scenderò dal traghetto ed abbraccerò la mia amica, di farlo con la gioiosa consapevolezza che anche tu sei tornata lì, a casa.

Anche se sconosciuto, ti abbraccio con affetto.

Francesco Chieffi

17 aprile 2012

 

Di f.u.
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Tuesday 17 april 2012 2 17 /04 /Apr /2012 20:27

Rossella è una mia coetanea. Il suo lavoro e il suo impegno rappresentano ciò che avrei voluto fare anch'io, quando mi sono iscritto alla facoltà di relazioni e politiche internazionali dell'Orientale di Napoli.
Le esperienze, la vita e le scelte mi hanno portato su una strada differente.
Oggi provo a fare il giornalista nella mia città. Partecipo anche ad una trasmissione televisiva sul calcio intitolata "Pianeta Intersociale" in onda su Televomero, una tv locale.

Nell'ultima puntata pre-pasquale della nostra trasmissione, salutando il pubblico per le feste, mi sono augurato che Rossella possa essere finalmente abbracciata dai suoi cari.
Vi scrivo questo esclusivamente per darVi un segnale, seppur infinitesimale, seppur lontano, della partecipazione mia e non solo mia. Per dirVi che se anche può sembrare che a molti non interessi il futuro di Rossella, non è così. O almeno non lo è per tutti. E che qualcuno, come me, sente forte il bisogno di sapere Rossella libera.

Un abbraccio,

nella speranza di poter gioire presto insieme.

 

Luigi Rivolta

12 aprile 2012

Di f.u.
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Tuesday 17 april 2012 2 17 /04 /Apr /2012 19:39

Tutta la vita delle società in cui predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un'immensa accumulazione di ingiustizie. La realtà è divenuta disuguaglianza e quello che ci propinano come verità è inevitabilmente una menzogna infinita.


Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”(Debord G.)

 

Cara Rossella,

hanno detto che disegnavi un mondo senza frontiere, senza confini, che avevi una cartina grande come una parete, con tutti i paesi finalmente liberi da quelle insostenibili linee convenzionali che opprimono gli uomini dividendoli e differenziandoli, classificando gli esseri umani in base al luogo in cui casualmente si nasce, o si muore. Sono fiera del tuo internazionalismo, non lo conoscevo, potevo sospettarlo, e ne sono fiera. Un mondo senza frontiere è la più bella metafora che da te potesse arrivare, sopratutto per chi ha rinunciato alla sua autodeterminazione, svendendo ciò che aveva, ma in cambio di che cosa?

Una cartina colorata da te, senza linee e senza eserciti che debbano difenderle, senza muri alti per dividere la gente, senza fucili imbracciati da mercenari vuoti a rendere, al soldo della pancia o dello stato... ed io ti ho vista in Piazza maggiore e tu tra le braccia stringevi un bambino, una vita. Mentre cerco di studiare le cause storiche che hanno portato il proletariato Saharawi nella vergognosa situazione in cui lotta ti vedo tenere in mano gli stessi miei libri, certa che la conoscenza sia davvero un arma con cui cambiare il mondo. Ma la nostra generazione si arrende all'indiscutibilità del mondo, alla predeterminazione dell'esistenza, al dominio dell'economia sulla vita reale. Che cos'è allora un confine? Perché la nostra società continua a costruire muri intorno alle persone?

 

Lo spettacolo è il cattivo sogno della società moderna incatenata, che non esprime in definitiva se non il suo desiderio di dormire. Lo spettacolo è il guardiano di questo sonno.” (Debord G.)

 

Viviamo un brutto sogno, ma io mi sono svegliata, quando ho scoperto le bugie che senza pietà ci sono state imposte, piuttosto che semplicemente raccontate: “tancas serradas a muru, fattas a s'afferra afferra, chi su chelu fid in terra l'haian serradu puru”.

E oggi mi sono ricordata della tua mail che mandasti il 21 aprile del 2010 alle 14.37 scrivendo “complimenti a tutte le teste parlanti”, ed è ora che queste teste inizino a cercare nella storia i fatti che ti riguardano.

La mia solidarietà non ti arriva come parente, né come compaesana, tanto meno come sarda o conterranea, non mi interessa un discorso femminista, non rivendico il tuo percorso al CISP: ma il tuo percorso di essere umano in lotta, di giovane che impiega il suo tempo per cambiare come crede una situazione devastante, in un piano politico che tu non stavi utilizzando in malafede per fare carriera, ma all'interno degli interessi collettivi per un avanzamento della causa Saharawi. L'arrivismo dei nostri coetanei, l'opportunismo, le sgomitate in faccia per scalare una graduatoria, determinano purtroppo le scelte di noi giovani, in un presente che ci è stato lasciato in balia della più barbara sopraffazione. Ma tu hai impiegato te stessa come risorsa, intraprendendo una lotta che non è da delegare a nessuno, quella della cancellazione dei confini. L'organizzazione sociale della menzogna, nell'ipocrisia collettiva del menefreghismo pratico, ma anche della pratica del menefreghismo, ha sempre fiaccole accese da inflazionare.

Sono convinta che sia ora di rigirare l'orlo delle maniche dai polsi sul gomito, la mia solidarietà non è lo sponsor di una questione generale e astratta: di che cosa stiamo parlando se diciamo che vogliamo che tu ritorni?

Voglio che tu stia bene e che tu sia libera, che ritorni ad insegnarci l'esperienza che hai vissuto, voglio che si parli della situazione politicamente determinata per cui hai scelto di lottare, voglio che solidarietà significhi comprensione, contro l'ignoranza che ci uccide in quanto generazione, annullandoci. Non si può vivere come ignavi all'inferno.

ditemi cosa devo fare e io lo faccio” hai scritto nella mail che rileggo, regalandomi una canzone di Gian Maria Testa, che racconta delle persone che “impicciano la vita quieta della gente”, e con quelle parole ti ricordo... aspettandoti.

 

Per Rossella Poesia in forma di donna.

 

Ciò che è giusto è dovuto

e pagava debiti di altri tempi

con la prepotente certezza

che una rosa soave, pungente

portasse nel deserto il suo nome.

 

In principio era il dolore

rosa in forma di donna,

delle tende sottoproletarie

di cui baciavi il coraggio

portavi nel deserto il tuo nome: Altruismo.

 

Cancellavi i confini del mondo,

corolla di sogni e desideri,

l'Africa intorno, lingue, dialetti,

segni sulla polvere

portavano nel deserto il tuo nome.

 

Sono piena di sabbia,

donna in forma di rosa,

che i petali nascosti

soffocano, in silenzio, affondano

portano dentro al deserto il tuo nome.

 

La vita non ha occasioni,

germoglio di intelligenza,

profugo dai consumi o falsi bisogni:

la vita è l'occasione

ha portato nel deserto il tuo nome.

 

La campana suonò in ottobre,

senza i tuoi petali non sarà primavera,

il nostro ridicolo prato

nella comprensione delle ragioni

chiede al deserto il tuo nome.

 

E miliardi di viventi si desteranno

fiore incarnato di mille afflizioni,

chiederanno alla storia

il trionfo della vita, della giustizia

e riecheggia dal deserto il tuo nome.

 

No, non sarà l'oblio, poesia cara

fiore in forma di donna!

Attendono i non nati

un prato verde, immenso chiamato mondo

ritorna dal deserto Rossella.

 

Milena Musu

08/04/2012

Di f.u.
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Tuesday 17 april 2012 2 17 /04 /Apr /2012 19:27
Di f.u.
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Tuesday 17 april 2012 2 17 /04 /Apr /2012 19:18
Di f.u.
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