Lettera ai sequestrati
Cari Rossella, Ainoha ed Enric,
eccoci qui di nuovo dopo un mese a fare i conti con il tempo che inesorabilmente scorre e vi strappa altri mesi di vita da persone libere. Questi sei mesi passati sono molti, troppi per voi e anche per noi. In sei mesi poche cose sono cambiate, almeno ai nostri occhi, su quello che si sa di voi, mentre le nostre vite sono completamente state riformulate. Tutti viviamo in una continua allerta, teniamo le orecchie tese verso ogni notiziario, sperando che quello che stiamo vivendo sia il giorno decisivo, il giorno in cui finalmente tornare a sorridere, ma al termine di ogni giornata, rivolgiamo di nuovo gli occhi al tg della sera, che ancora una volta non apre con la notizia tanto attesa. Così rimandiamo l’appuntamento al giorno successivo, credendo fermamente che quel “domani” debba arrivare. Nel nostro Protocollo a Rabouni, tutti continuano a sperare ad attendervi, primo tra tutti Ali, che forse alla fine rimarrà solo nel Protocollo con il passare dei mesi, perché molti di noi sono tornati a casa e quell’equilibrio creato, quei volti a voi noti stanno lasciando il posto a nuovi cooperanti che non vi hanno mai visto se non tramite le foto dei giornali. Non troverete molte facce note, perché molti di noi hanno ceduto con il tempo al ritorno, altri ancora sperano di tornare tra i Saharawi perché la lontananza dai campi è una sofferenza aggiuntiva al dolore che già proviamo. Sono sicura che Rabouni resterà per tutti noi un rifugio a cui tornare con la mente in ogni momento, dovunque andremo, dovunque la vita ci porterà. Quando mentalmente saremo in quel cortile, ci sentiremo a casa con voi nella corsa frenetica delle mattine delle distribuzioni alimentari o nelle giornate passate a scrivere report. La clessidra del tempo verrà girata di nuovo e ci sembrerà che quello che viviamo oggi, sia solo un incubo dal quale ci siamo finalmente risvegliati. In quel limbo mentale che ci siamo costruiti in cui tutto è fisso uguale, in quel luogo della mente in cui i ricordi sono appesi ad esili fili della memoria che temono continuamente di essere tirati giù dalla tristezza e dello sconforto, in quel luogo voi siete con noi senza rapitori, ma solo tutti NOI in una specie di banchetto infinito chiamato vita, chiamato passioni, speranze ed ideali.
Potremo andare in mille luoghi, ma tutti noi siamo lì su quei mattoni arsi dal sole e dal vento che vi aspettiamo sotto quell’arco d’ingresso, con i piedi sulla sabbia che con i nostri occhi sfondiamo il muro dei container che oggi blocca lo sguardo e vediamo davanti noi il deserto, quel deserto che vi ha inghiottito ma che prima o poi vi farà riapparire davanti a noi, non come nel miraggio che viviamo quotidianamente, ma nella concretezza delle vostre persone.
Siate forti Rossella, Enric e Ainhoa e siate forte anche tutti voi compagni di Rabouni, dovunque voi siate.
Associazione Salam
22 aprile 2012