Condividi l'articolo Rossella Urru, l'Università e la Ricerca: Quando dopo la discussione della tesi di Laurea Specialistica in Cooperazione internazionale di Fausto ...
Per la liberazione immediata di Rossella Urru
In molti abbiamo vacillato di impotenza. Ci siamo sentiti infinitamente soli di fronte a tanto assurdo, svuotati da tanta assenza improvvisa. Così ci siamo chiusi in un lungo silenzio. Ma quello che noi credevamo un silenzio si è rivelato essere in realtà un coro di voci giunte da ogni dove. Un coro di solidarietà e di affetto che, dalla notte tra il 22 e il 23 ottobre, diventa sempre più accorato, sempre più grande e sincero. Senza addentrarsi in considerazioni ed analisi di ordine politico o religioso, lasciando quindi che siano gli esperti ad occuparsene in altre sedi più appropriate, questo blog vorrebbe solamente essere il punto di incontro fra tutte queste voci. Raccogliendo e condividendo in un unico spazio libero e aperto a tutti le numerose testimonianze per l’immediata liberazione di Rossella Urru.
Fausto, Mauro, Graziano e Marisa
Quando dopo la discussione della tesi di Laurea Specialistica in Cooperazione internazionale di Fausto Urru (conclusasi egregiamente)
ho scorto per la seconda volta i volti di Marisa e Graziano, non ho saputo resistere ed ho preso coraggio: mi sono avvicinata a loro e, spiegando che avevo un bimbo di 3 anni, gli ho chiesto con
cosa avessero nutrito i loro figli per farli diventare così speciali.
La prima volta che li avevo visti a Ravenna era stato qualche tempo prima, nel 2007, per la discussione della tesi di Laurea
Specialistica di Rossella. In quella occasione, la commissione non aveva saputo come altro riconoscere il valore del lavoro presentato da Rossella, se non aggiungendo al massimo dei voti e alla
lode anche la menzione della dignità di stampa. Di li a poco, Rossella avrebbe ricevuto anche il premio della Fondazione Flaminia di Ravenna per la migliore tesi Specialistica di quell’anno.
L’argomento lo aveva scelto lei – la storia del popolo Saharawi e la condizione di vita nei campi profughi in Algeria - ed era un tema al quale ha dedicato con passione anni di intenso lavoro,
accademico prima ed operativo subito dopo.
Non posso valutare le sue capacità di lavoro nei campi e nella veste di esperta di cooperazione, perché lì non l’ho seguita. Ma ho
avuto al fortuna di fare un lungo pezzo di strada insieme a lei nel suo percorso di ricerca, che è proseguito anche dopo la tesi e per tutti questi anni, fino ad oggi. Insieme ad altri 4 suoi
giovani colleghi, abbiamo portato avanti una ricerca sul tema dell’asilo politico, alla quale Rossella ha continuato a lavorare anche dal campo in Algeria. Posso dire di avere visto crescere i
suoi interessi e i suoi pensieri e affinare le sue capacità; ma sarei disonesta se non aggiungessi che in questo confronto sono cresciuta anche io. E penso che, per una docente, questo sia uno
dei risultati più preziosi.
Dire che ha trasformato l’argomento della sua tesi già di laurea triennale nel suo lavoro futuro, e che è riuscita contemporaneamente
a portare avanti un’altra ricerca lavorando la sera tardi, spesso in condizioni complicate (qualche volte le mancava la connessione ad internet, a volte anche l’elettricità…), significa
riconoscere la sua fortissima determinazione. Immagino che al suo ritorno, leggendo queste righe, Rossella sorriderà perché lo sa bene che la considero tremendamente testarda, e che su questo ci
siamo confrontate più di una volta. Ma la sua determinazione è anche ciò che mi fa ricordare che Rossella ha scelto con consapevolezza e attenzione il suo lavoro: nessuno l’ha “mandata lì”, né ci
si è trovata inavvertitamente. Rossella è da tempo profondamente interessata a quell’angolo di mondo, è una giovane donna matura e determinata, e non ho dubbi quando leggo che, anche lì, il suo
lavoro lo sa fare molto bene. Così tanto motivata da difendere con argomenti più che solidi la sua scelta, anche di fronte ai dubbi che confesso di avere sollevato quando è venuta la prima volta
a dirmi di avere deciso di partire.
Alcuni mesi fa la “primavera araba” ha toccato parti dell’Algeria. Ho chiamato i suoi genitori chiedendo notizie su Rossella perché
da qualche giorno non rispondeva alle mail; mi hanno spiegato che non c’era connessione ma che stava bene e che assicurava che lì dove si trovava non c’erano problemi. “E voi siete tranquilli?”
mi sono azzardata a chiedere a Marisa. “Rossella è tranquilla. E comunque, questa è la sua scelta”, mi ha risposto. Ho pensato allora, e penso in questi giorni, che la solidità di Rossella ha un
punto di origine e trae nutrimento dalla sua famiglia. Sono certa che questa forza le è preziosa in questi lunghi giorni di lontananza. Per parte mia, non vedo l’ora di riabbracciarla.
Barbara Sorgoni
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